Marrone di Cave

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Marrone di Cave

L’area del comune di Cave e, più in generale quella dei Monti Prenestini, rientra a pieno titolo tra quelle che da più secoli hanno dedicato tempo ed energie alla produzione di castagne e marroni e tale impegno è testimoniato e codificato negli statuti pervenutici. Lo Statuto degli Annibaldi del 1296, tradotto, come i successivi Statuti da Umberto Mariani, al capitolo 21° dispone: “…Su ogni soma di qualsiasi biade, castagne e noci, che sarà estratta da Cave e portata o mandata a vendere, la Curia abbia tre denari…” Gli statuti degli Annibaldi salvaguardavano i frutti del castagno, mentre lo Statuto dei Colonna del XVI secolo – Libro V, pur rifacendosi a pieno a quelli che lo hanno preceduto, si preoccupa di dettare sanzioni anche per coloro che tagliano la legna di castagno.

Oggi la lavorazione dei castagneti avviene attraverso interventi di potatura sanitaria e di produzione, con il monitoraggio delle malattie fungine, virali e delle infestazioni da insetti, in particolare il cinipide, con la prevenzione e repressione delle stesse.

La raccolta, manuale, inizia nel mese di ottobre e si protrae per due settimane, riponendo i marroni in cesti di legno. I marroni vengono sottoposti a “curatura” in tini di legno, immergendo i frutti in acqua a temperatura ambiente per 4 – 5 giorni. Durante la curatura avviene una modificazione del contenuto in carboidrati che ne migliora la sapidità, oltre che a distruggere insetti e spore fungine. Al termine della sommersione avviene la selezione dei marroni, con la fase di sgocciolatura ed asciugatura tramite paleggiamento dei frutti per 3 – 4 giorni. Segue poi la spazzolatura e la cernita, preliminari al confezionamento in sacchi di rete plastica da 5 – 10 kg o di juta da 25 – 30 kg. La conservazione dei marroni di Cave è garantita per almeno 3 – 4 mesi.

La Sagra della Castagna di Cave, istituzionalizzata dal 1935, è una delle più antiche del Lazio e d’Italia. Ogni ultimo fine settimana di ottobre le strade e i vicoli del borgo vecchio si riempiono di gente e di angoli in cui si possono degustare, oltre al frutto prelibato, piatti della cucina locale, come gli “gnocchetti a sassetto” e la “serpetta” il dolce tipico locale. Tutte le cantine private della cittadina vengono aperte al pubblico, ogni vicolo diventa un caleidoscopio di emozioni e di esperienze sociali, ovunque trovi musica, balli e quella spensieratezza tipica delle feste popolari.

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